Gli esperti: vietare l’ingresso alle navi straniere? Possibile ma complicato

La domanda è: se l’Italia, come nei giorni scorsi è stato prospettato a Bruxelles dal rappresentante permanente presso la Ue Maurizio Massari, vietasse l’attracco nei suoi porti alle navi che salvano persone davanti alla Libia e che battono una bandiera non italiana, sarebbe questa una decisione in violazione del diritto internazionale? Sì o no? Rispondono un docente di Diritto dell’Ue dell’immigrazione presso l’Università di Bologna e un ricercatore dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale.

Dalle due testimonianze viene fuori che l’operazione sulla carta si potrebbe fare (meno convinto il primo, più il secondo), ma in concreto le incognite sono molte, a cominciare ad esempio dall’ipotesi di una crisi diplomatica con il Paese di bandiera della nave (Francia? Germania?). Così come non sarebbe facile assicurare la sicurezza di queste persone, sempre e comunque garantita dagli accordi internazionali, nell’ipotesi ad esempio di una nave che ha ricevuto il no dell’autorità portuale italiana e che attende alla fonda con 300 persone a bordo davanti al porto.

Il ricercatore dell’Ispi: è possibile vietare gli sbarchi alle navi delle Ong 
Matteo Villa, Research Fellow dell’Ispi, spiega che «sul piano del diritto internazionale l’Italia avrebbe gli strumenti per affermare in maniera legittima che non è necessariamente e a priori l’unico “luogo sicuro” dover sbarcare le persone salvate, una volta portata a termine l’operazione Sar (search and rescue, ricerca e salvataggio, ndr)». Il punto di appoggio per sostenere questa posizione sarebbe la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo del 1979, in base alla quale a coordinare le operazioni di soccorso e salvataggio è il paese cui compete il tratto di mare in cui queste avvengono». Tutto questo dovrebbe però avvenire nel rispetto di un principio ampiamente riconosciuto a livello internazionale: quello di “luogo sicuro geograficamente vicino”. E qui è il punto debole, la zona grigia che rende molto difficile vietare lo sbarco alle navi delle Ong, almeno con il via libera del diritto internazionale. «Oggi – sottolinea Villa – i salvataggi vengono spesso effettuati a ridosso delle acque territoriali libiche, dunque nella zona Sar della Libia. Poiché è evidente che la Libia non può essere considerata un “luogo sicuro”, e poiché Malta si tira indietro in quanto isola di piccole dimensioni, la responsabilità ricade sulle autorità italiane». E si torna in questo modo al punto di partenza: ovvero allo Stato che, ipotizziamo, aveva detto no all’ingresso della nave nel suo porto.

Le perplessità del docente di Diritto dell’Ue
Il professor Marco Borraccetti dell’ateneo bolognese, è invece molto perplesso. Vietare l’ingresso nei porti italiani alle navi delle Ong, spiega, è più che altro un’ipotesi «politica, prettamente politica. Le convenzioni internazionali (Solas, Sar ma anche la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiati del 1951) – ricorda Borraccetti – prevedono l’obbligo per lo Stato di sbarco di garantire un luogo sicuro a queste persone. Punto. Sicurezza – continua il docente dell’Università di Bologna – non significa solo assenza di rischi per la vita delle persone, ma anche garanzia delle necessità primarie: acqua, cibo, alloggio e assistenza sanitaria. Già questo non si concilia con l’ipotesi di proibire l’attracco». Nel complesso, di fronte a questa ipotesi «il diritto internazionale mette in evidenza non poche perplessità». E trovare appigli tra le convenzioni internazionali in materia è operazione alquanto difficile. «L’Italia non è Malta – sottolinea ancora Borraccetti -. Non c’è solo la Sicilia. E il porto “sicuro” non è necessariamente quello più vicino al salvataggio: si può fare riferimento ad altri porti. Sempre che ci siano le condizioni di sicurezza per allungare i tempi di navigazione. E quando a bordo ci sono 300 persone, che necessitano di aiuto e assistenza sanitaria, le condizioni di sicurezza non ci sono».

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-06-30/gli-esperti-diritto-internazionale-possibile-vietare-l-ingresso-navi-straniere–124350.shtml?uuid=AEBi23oB&refresh_ce=1