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Ban Ki-moon mercoledì a Mogadiscio nella tempesta istituzionale

Shukri Said – Primavera Africana – Ieri mattina presto il Primo Ministro somalo Abdiweli Sheikh Ahmed ha improvvisamente varato un piccolo rimpasto del suo gabinetto. La modifica più importante è consistita nello spostare Farah Abdulqadir dal Ministero della giustizia ed affari costituzionali, al Ministero della veterinaria e zootecnia, sebbene Farah Abdulqadir sia il personaggio politico più vicino al Presidente Hassan Sheikh Mohamud. Al suo posto è stato nominato il docente universitario Salim Aliyow Ibrow che proviene dalla minoranza.

I vignettisti somali si sono subito sbizzarriti disegnando la ribellione degli animali nel ritirovarsi Farah Abduqadir a capo del Ministero loro dedicato.

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Il nuovo Ministro della zootecnica Farah Abdulqadir si presenta agli animali che lo rifiutano dopo i disastri sugli umani invocando una mozione di sfiducia nei suoi confronti

La mossa del Primo Ministro è stata accolta con favore dagli osservatori somali e di certo rappresenta l’emersione più eclatante del conflitto sviluppatosi di recente al vertice delle istituzioni, ma è altrettanto vero che Farah Abdulqadir era diventato una presenza ingombrante ed imbarazzante al vertice del Ministero della giustizia nei confronti della comunità internazionale che sostitene le istituzioni somale.

Farah Abdulqadir aveva impresso all’amministrazione giudiziaria una visione assai prossima a quella della Sharia, culminata con ripetute condanne a morte a fronte di processi carenti di trasparenza e con arresti diffusi nella società civile tanto che a Mogadiscio si era instaurato un clima di vero terrore sopratutto nell’opposizione politica e nel mondo della stampa libera.

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Abdimalik Yusuf Mohamud, editore di Shabelle Media Network, a destra, ammanettato col giornalista Mohamed Abdi Hassan a sinistra durante una recentissima udienza del processo a loro carico

L’idea che era attribuita a Farah Abdulqadir era quella di voler seppellire ogni contrasto democratico in vista delle elezioni universali previste in Somalia per il 2016 e da tempo la comunità internazionale aveva mostrato palesi segni di insofferenza per questo progetto sia nei confronti del Presidente Mohamud che dello stesso Farah Abdulqadir.

In particolare il Gruppo di Monitoraggio per Somalia ed Eritrea ha accusato espressamente Muse Ganjab, uno dei consiglieri del Presidente Mohamud, di vendere ad Al Shabab le armi destinate ai militari somali ed in effetti anche le armi che l’Italia aveva indirizzato all’esercito somalo si sono ritrovate disponibili sul mercato nero.

La risposta del Presidente Mohamud al Primo Ministro Abdiweli non si è fatta attendere e nel tardo pomeriggio di ieri ha diffuso un comunicato col quale respinge il rimpasto governativo riconfermando la fiducia al suo braccio destro Farah Abdulqadir.

Il Presidente Mohamud ha accusato il Primo Ministro Abdiweli di aver violato deliberatamente la Costituzione provvisoria varando il miniritocco governativo in mancanza del suo consenso.

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Il Presidente Mohamud, a destra, di ritorno dal suo recentissimo viaggio alla Mecca, abbraccia il Primo Ministro Abdiweli

A sua volta il Primo Ministro, con l’avallo di alcuni costituzionalisti, ha risposto che è il primo ministro che sceglie i ministri del suo gabinetto e il presidente della Repubblica Federale ratifica le nomine, nel rispetto del sistema parlamentare vigente in Somalia (similmente a quanto avviene in Italia) in cui il presidente della Repubblica Federale viene eletto dal parlamento ed è garante dell’equilibrio tra il potere esecutivo del primo ministro ed il potere legislativo del parlamento, sicché il presidente della Repubblica non ha quel potere esecutivo che, invece, Mohamud pretende di esercitare interpretando la Costituzione provvisoria somala come una repubblica presidenziale.

In questo clima di conflitto esploso al più alto livello istituzionale, è previsto per mercoledì l’arrivo a Mogadiscio del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il quale non potrà che negare legittimità alla svolta autoritaria recentemente impressa dal Presidente Mohamud col supporto di Farah Abdulqadir e dei loro alleati di Damul Jadid riaffermando la democrazia.

Ban Ki-moon torna in Somalia dopo la sua visita del dicembre 2011, quando imperversava la gravissima carestia nel Corno d’Africa che interessava 11 milioni di persone e ritrova una carestia galoppante in aggiunta alla crisi istituzionale.






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