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Ong, giudice di Brindisi sospende il fermo amministrativo dell’Ocean Viking: “Violato il diritto di esercitare attività di soccorso in mare”

Le Ong hanno “l’irreversibile diritto di esercitare la propria attività di soccorso in mare in cui di realizzano le loro finalità sociali”. Dunque i fermi delle navi Ong in porto decisi dal governo italiano sulla scorta del decreto Piantedosi sono illegittimi.

Una nuova arma per le ong
Il decreto con il quale ieri la giudice del tribunale di Brindisi Roberta Marra ha sospeso il fermo amministrativo della Ocean Viking, bloccata nel porto pugliese dal 9 febbraio, assesta un altro colpo alla legislazione del governo Meloni in merito di immigrazione e fornisce una nuova arma alla class action che le organizzazioni umanitarie hanno annunciato dopo la sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito che riportare i migranti in Libia o agevolare la loro intercettazione da parte della Guardia costiera di Tripoli è reato.

La Ocean Viking, infatti, era stata fermata al suo arrivo al porto di Brindisi (assegnatole dal Viminale per lo sbarco di un gruppo di migranti soccorsi) con l’accusa di “non aver rispettato le indicazioni fornite dal Centro libico di coordinamento del soccorso marittimo nella cui area di responsabilità si era svolto il soccorso”. Nelle motivazioni del decreto di fermo della nave umanitaria si specificava che la Ocean Viking non si era allontanata durante le operazioni di abbordaggio da parte della motovedetta libica del gommone dal quale poi alcuni migranti si sono buttati nel tentativo di raggiungere la nave.

La condanna della Cassazione
Nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna del comandante del rimorchiatore Asso 28 che aveva consegnato 101 migranti ai libici ha affermato il principio che rimandare i migranti in Un Paese non sicuro come la Libia è reato, principio a cui le Ong da sempre fanno riferimento rifiutandosi di agevolare l’intervento della Guardia costiera libica che li riporta indietro. La sentenza del tribunale di Brindisi, inoltre, ritiene che il fermo amministrativo delle navi umanitarie previsto dal decreto Piantedosi pregiudica diritti costituzionali come la libera iniziativa economica e quello di proseguire i soccorsi in mare”. Spiega Sos Mediterranée: “Il 6 febbraio abbiamo assistito a una serie di azioni pericolose della Guardia costiera libica finanziata dalla UE. Abbiamo assistito a ben tre respingimenti di persone che cercavano di fuggire dalla Libia, abbiamo visto la guardia costiera libica eseguire manovre aggressive e pericolose sia vicino alle imbarcazioni in pericolo che vicino alla Ocean Viking. La guardia costiera libica prima ci ha dato istruzioni di soccorrere una barca in legno in condizioni precarie ma subito dopo ci ha ordinato di lasciare l’area nonostante ci fossero persone ancora in pericolo. Nonostante metta spesso in pericolo la vita delle persone, la Guardia costiera libica è ascoltata, sostenuta e informata dalle istituzioni europee. Le loro bugie ci sono costate il terzo fermo”.






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