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L’Italia riapra l’Ambasciata a Mogadiscio

Nei giorni scorsi l’On.le Lia Quartapelle (Pd) e l’On.le Arturo Scotto (Sel) avevano depositato alla Commissione affari esteri della Camera, alla quale appartengono, una risoluzione per sollecitare il Ministero degli esteri alla riapertura dell’Ambasciata italiana in Somalia. L’atto era stato accompagnato anche da una lettera aperta al Ministro degli esteri Federica Mogherini sottoscritta da decine di politici e intellettuali fra cui il Presidente della Commissione esteri della Camera Fabrizio Cicchitto (Ncd) e Paolo Romani (Fi). La Ministra Mogherini, comparendo ieri dinanzi alla Commissione esteri del Senato, ha confermato la volontà politica di procedere in tal senso subordinandola però alle verifiche di sicurezza. Si tratta di verifiche che sono in corso da anni sicché la volontà politica non riesce ancora ad imporsi sulle indicazioni burocratiche.

Pur avendo avuto un ambasciatore come Andrea Mazzella che con coraggio, determinazione e pochi mezzi, dalla sede distaccata a Nairobi ha fatto per tre anni avanti e indietro tutta la Somalia senza auto blindata né scorta, battendosi per la riapertura della sede diplomatica a Mogadiscio, il risultato ancora non si raggiunge.

Eppure, l’ultimo atto della precedente Ministra Emma Bonino nel Consiglio dei ministri era stato proprio la designazione di Fabrizio Marcelli ad Ambasciatore italiano a Mogadiscio per mettere con le spalle al muro la burocrazia. L’attuale Ministra Mogherini ha confermato che l’incaricato Marcelli ha ricevuto il gradimento e a breve presenterà le credenziali, ma il problema di fondo resta la riapertura delle stanze diplomatiche a Mogadiscio.

Già il precedente Primo Ministro somalo Shirdon aveva assegnato a Mazzella un’area nella zona delle ambasciate presso l’aeroporto di Mogadiscio, ritenuta tra le più sicure della capitale, per la costruzione della nuova sede diplomatica, ma la sua realizzazione, come afferma oggi Mogherini, è ancora ostacolata dall’apparato di sicurezza italiano. Nel frattempo molti altri paesi hanno aperto le loro ambasciate nella stessa zona dell’aeroporto: perfino il Giappone e la Corea a sottolineare l’anomalia della situazione italiana, tradizionalmente legata da oltre un secolo alla Somalia, che, dal canto suo, ha ripetutamente sollecitato di recuperare gli antichi legami.

Nella recentissima visita in Italia del Presidente del Parlamento somalo Mohamed Sheikh Osman Jowari, si sarebbe dovuto firmare un trattato di cooperazione con il Parlamento italiano, ma Jowari ha invitato la Presidente Boldrini alla firma dell’accordo a Mogadiscio. Laura Boldrini ha accolto subito l’invito aggiungendo che non ha nessun timore di recarsi a Mogadiscio e ci andrà molto volentieri. A sua volta una delegazione parlamentare italiana con esponenti della Camera e del Senato, guidati dall’ex Presidente della Camera Pierferdinando Casini, ha chiesto l’autorizzazione per recarsi a Mogadiscio all’inizio di questo maggio. Le sarà concesso o i soliti ostacoli della sicurezza lo impediranno?

L’assenza dell’Ambasciata italiana non consente di svolgere in Somalia un’efficace azione in vari settori istituzionali. L’Italia ha in Somalia un centinaio di militari sotto il Gen. Massimo Mingiardi, Capo della missione europea EUTM Somalia, ma non c’è l’addetto militare; la Somalia vorrebbe partecipare all’Expo 2015, ma è assente a Mogadiscio un addetto commerciale; Mohamed Ahmed Jimcale, rettore dell’Università nazionale somala, vorrebbe sviluppare la cooperazione scientifica con l’Italia, ma non abbiamo un addetto culturale. In breve, senza l’Ambasciata, mancano i raccordi per dare vita ad una normale collaborazione tra i due paesi.

Tuttavia, nonostante l’assenza dell’ambasciata, tra Italia e Somalia continuano ad intrecciarsi e svilupparsi commerci milionari. Si tratta però di traffici che, in questa situazione diplomatica, passano al di fuori di ogni controllo istituzionale.






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