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Rieleggere Mohamud è premessa per annullare le elezioni

Shukri Said – Blog Primavera Africana – Si sta consumando in Somalia l’assassinio della legalità assieme a molti altri assassini di oppositori, esponenti della società civile e candidati non graditi all’establishment che si è installato a Mogadiscio nel 2012, dopo elezioni che dovevano rappresentare il primo dei passi della road map immaginata dalla comunità internazionale per riportare la Somalia alla normalità.

La governance uscita a sorpresa dalla tornata di nomine dell’estate 2012 è scaduta lo scorso agosto ma è restia ad abbandonare il potere. Non vuole lasciare le poltrone prima di essersi assicurata, in un modo o nell’altro, il suo perpetuarsi in una nuova vittoria. Dire “in un modo o nell’altro” non è che un eufemismo per rilevare che si sta consumando una lotta senza quartiere e senza regole tra i candidati al potere.

Questo periodo elettorale è stato caratterizzato da continui rinvii, colpi di scena e denunce, sparatorie, proteste e comunicati stampa della comunità nazionale e di quella internazionale. Scandali, compravendite di seggi fino al prezzo di un milione e mezzo di dollari l’uno; delegati assassinati, altri minacciati; annullamenti di collegi elettorali e di seggi parlamentari; canditati sequestrati negli alberghi e rilasciati dopo lo scambio della candidatura con uomini graditi alla setta di Damul Jadid oggi al potere; autisti e manovali fittiziamente candidati e sostituiti all’ultimo momento dai loro datori di lavoro che già rivestivano incarichi governativi. Donne candidate minacciate e chiuse in casa dai canditati maschi dei loro stessi clan per rosicchiare la quota rosa del 30% assegnata dalla Costituzione (ancora provvisoria). In queste elezioni il presidente Sheikh Mohamud ha impegnato tutte le risorse della nazione per essere rieletto nonostante l’arrivo di una carestia peggiore di quella del 2011 che sta sterminando uomini, donne, bambini e il loro prezioso bestiame, in assenza di soccorsi.

Hassan Sheikh Mohamud, Presidente uscente della Repubblica Federale di Somalia e nuovamente candidato alla carica

Hassan Sheikh Mohamud, Presidente uscente della Repubblica Federale di Somalia e nuovamente candidato alla carica

Nel 2012 il Gruppo di monitoraggio ONU per Eritrea e Somalia ha accusato Sheikh Mohamud di aver utilizzato fondi del Qatar per comprare la sua elezione e anche il precedente Rappresentate Speciale del Segretario generale dell’ONU Nicholas Key lo ha accusato apertamente di aver fatto cadere i governi di Shirdon, prima, e di Abdiweli, poi, comprando i parlamentari. Se Sheikh Mohamud venisse ora rieletto, la sua nomina andrebbe annullata.

È in corso una vera e propria campagna criminale di cui non si vede la fine. Le elezioni sono state rinviate ancora in questi giorni e per la quinta volta. Adesso dovrebbero seguire il seguente calendario (cui nessuno crede più): entro il 14 dicembre i parlamentari eletti dai grandi elettori dovranno convergere dalle varie Regioni somale a Mogadiscio per il giuramento in occasione della prima seduta che si terrà il successivo giorno 15. Seguiranno, entro il 22 dicembre, le elezioni dei Presidenti dei due rami del Parlamento e dei loro Vice per poi procedersi, entro il 28 dicembre, all’elezione del Presidente della Repubblica Federale somala.

Le fibrillazioni elettorali sono fomentate dalle nuove regole adottate per questa tornata elettorale all’insegna della democrazia e della lotta alla corruzione. Mentre nel 2012 i parlamentari erano nominati direttamente da 135 Helders che rappresentavano i vari clan e subclan della popolazione, adesso quei Saggi hanno provveduto a designare 14.025 grandi elettori che, a loro volta, stanno nominando 275 deputati della Camera bassa. I 54 senatori sono invece eletti dai parlamenti regionali in una terna indicata dai Governatori. Le due Camere, la alta e la bassa in seduta congiunta, eleggeranno il Capo dello Stato.

Non a caso, per garantirsi maggiore influenza tra i parlamentari, il Presidente Mohamud ha istituito due nuove Regioni: il Galmudug, non rispettoso delle dimensioni costituzionalmente previste, e, a mandato già scaduto, anche l’Hirshabelle affidandone la presidenza a suoi fedelissimi, rispettivamente, Abdikarin Guled e Ali Abdulahi Osoble.

Michael Keating, Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU per la Somalia

Michael Keating, Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Somalia

Pertanto, mentre nel 2012 al candidato era sufficiente ottenere la benevolenza di pochissimi Helders del proprio clan per essere designato alla carica, adesso deve ottenerla da almeno 51 grandi elettori e il prezzo dei favori è cresciuto a dismisura. Solo chi dispone di ingenti ricchezze può aspirare alla poltrona parlamentare – da cui dipende la nomina del Presidente della Repubblica Federale – e in un paese dove la giustizia manca pressoché completamente, ricchezza è sinonimo di malaffare e criminalità.

Di qui le incredibili nefandezze che stanno offuscando sia queste elezioni che la capacità della comunità internazionale – oggi in persona del Rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Somalia, l’inglese Michael Keating – di garantire la legalità.






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