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Uccisioni mirate a Mogadiscio

Shukri Said – Primavera Africana – Non può più essere un caso che ogni due o tre giorni un importante esponente della società civile venga ucciso a Mogadiscio. Pochi giorni fa è stata uccisa in un agguato in pieno giorno e lungo la strada principale della Capitale la parlamentare Saado Ali Warsame, la terza deputata del Puntland a cadere in una sparatoria. Era una leggendaria attrice, cantautrice ed interprete della musica somala ed era famosa già all’epoca di Siad Barre che prendeva di mira con le sue canzoni ironiche ed irriverenti. Era tornata in Somalia nel 2012 per sostenere le nuove istituzioni federali lasciando la fama e gli onori che le venivano tributati anche negli Stati Uniti dove si era rifugiata come tanti per sfuggire agli orrori della guerra civile.

Saado Ali Warsame non è stata la prima parlamentare uccisa e neppure è stata l’ultima. Con lei erano stati già quattro i parlamentari uccisi dall’inizio dell’anno, ma proprio oggi si celebrano i funerali di Stato di un quinto deputato assassinato a Mogadiscio: si tratta dell’On.le Sheikh Adan Madeer, ammazzato venerdì da un gruppo di uomini armati appena uscito dalla moschea nel centro della città.

La colpa di questi omicidi viene attribuita ai terroristi di Al Shabab e un comunicato presidenziale di “Pace all’anima sua” liquida l’inchiesta. Spesso un portavoce dei qaedisti rivendica la paternità degli agguati, ma non tutti nel popolo ne sono convinti evidenziando due grandi questioni ancora irrisolte.

Per un verso, in molti ricordano che già ai tempi dei Warlords Aidid e Ali Mahdi i rispettivi miliziani avevano occupato gli immobili dello Stato e le case di quelli erano fuggiti alla guerra.

L’appello lanciato al momento del suo insediamento dal Presidente Mohamud per la pacificazione e la ricostruzione, ha indotto molti della diaspora a rientrare a Mogadiscio e rivendicare le proprietà occupate.

Lo stesso Presidente Mohamud ha donato un’area vicino all’aeroporto per edificare la nuova ambasciata inglese. Ma quel terreno era di proprietà del Generale Aden Gabyow, già Ministro della difesa di Siad Barre e gli eredi dell’ex Ministro hanno denunciato l’abuso mettendo Sheikh Mohamud in grave imbarazzo. Per risolvere il problema gli inglesi si sono offerti di corrispondere un canone agli eredi del Gen. Gabyow.

Si è trattato dell’ennesimo episodio, questa volta ai più alti livelli istituzionali, che ha messo in luce come il Presidente Sheikh Mohamud venga sentito da una parte del popolo come il tutore del consolidamento delle violazioni dei diritti di proprietà di chi fuggì agli orrori della guerra più che l’equo Presidente Federale.

Un altro esempio di occupazione abusiva che interessa i vertici istituzionali somali è quello del Gen. Gafow Mahamud, capo dell’Ufficio immigrazione, che si è insediato nella casa della famiglia italiana Bellezza. Denunciato per l’abuso, il Gen. Gafow Mahamud rifiuta la restituzione dell’immobile.

Per legittimare queste occupazioni, sono stati perfino istituiti dei tribunali che assecondano gli attuali inquilini. Chi osa ribellarsi al nuovo ordine, viene eliminato. E il Presidente Sheikh Mohamud tace.

Per altro verso, si afferma che la setta islamista Damul Jadid non sia così pacifica come si mostra in pubblico e che, in realtà, non tolleri l’opposizione parlamentare eliminando fisicamente i dissidenti.

Lo scorso anno l’On.le Mohamed Warsame Mohamed, detto Faysal, era stato freddato all’interno di Villa Somalia subito dopo aver avuto un acceso colloquio con il Presidente Mohamud.

Saado Ali Warsame ha avuto la colpa sia di schierarsi con l’opposizione parlamentare, che di rivendicare le sue proprietà occupate. Per questo, più che quale bersaglio di Al Shabab, avrebbe pagato con la vita.

La precaria situazione della sicurezza a Mogadiscio ha indotto tutti quelli che dispongono di un incarico pubblico a rifugiarsi all’interno di Villa Somalia che si è così ridotta ad un villaggio nel centro della capitale. Ma tutti i suoi abitanti, a scapito della sicurezza, hanno bisogno di entrare ed uscire per le più svariate esigenze – dalla spesa quotidiana, alla vita sociale – peraltro moltiplicate per due, tale essendo il numero delle mogli che ha ciascun esponente pubblico. Solo il Presidente della Transizione Ahmed fece eccezione avendo quattro mogli ed ancora si ricorda a Villa Somalia che passava più tempo a sedare le liti famigliari che a pensare al popolo somalo. Memorabile fu quando il Presidente Ahmed, dopo il varo delle istituzioni federali, doveva lasciare Mogadiscio e Museveni gli aveva messo a disposizione un aereo nel quale, però, non potevano salire tutte le mogli aprendosi una discussione fra chi di loro lo avrebbe accompagnato e chi no. La spuntò la moglie più giovane e le altre tre dovettero prendere un altro aereo che, secondo i soliti maligni, sobbalzava in modo insolito al momento del decollo. Stato fallito, istituzioni inadeguate, morti, feriti e sangue, ma i somali non perdono mai il ritmo tragicomico della vita.






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