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Dal primario al poliziotto sotto copertura: ecco gli immigrati di successo

DI ROBERTO DI CARO –  espresso.repubblica.it  –  Jacopo Storni, autore de “L’Italia siamo noi”: «Sono più una risorsa che un costo». Nel 2014 il gettito fiscale e contributivo riconducibile agli stranieri ha raggiunto i 16,5 miliardi di euro. Lo Stato ne ha spesi 12,6 per assicurare loro scuola, sanità e centri di accoglienza, inclusi i costi dei salvataggi in mareNelu Mega lavorava a Roma sedici ore al giorno per poche lire nei cantieri edili di palazzinari e caporali, poi è stato abusivo, fioraio, idraulico, ora da imprenditore costruisce in Maremma e altrove le case di lusso per i ricchi italiani: ma ancora, a volte, si fa passare per Nello il sardo, perché uno sente che sei romeno e comincia a guardarti storto. Fuad Amir Tarmum, somalo, laurea nella Mogadiscio ancora laica e italianizzante primi anni Ottanta, una vita a cavallo tra l’Italia con quattro soldi in tasca e il paese d’origine che precipita nella guerra, nel caos e nel terrorismo, diventa nel 2010 il primo nero primario in un ospedale italiano, quello di Borgo San Lorenzo nel fiorentino. Pala, eritreo di Asmara, è caporalmaggiore terzo reggimento guastatori dell’Esercito italiano, missioni in Kosovo, Afghanistan, Somalia, Libano: ma anche a Lampedusa, dove dai barconi gli è capitato di veder scendere disidratati e affamati suoi amici d’infanzia, ragazzini come lui  con cui giocava a pallone.

Quindici vite, quindici storie di immigrati che hanno avuto successo nel nostro paese in rapida e qualche volta convulsa mutazione: questo racconta “L’Italia siamo noi” di Jacopo Storni, Castelvecchi editore. Nel dichiarato intento di «ribaltare lo stereotipo che negli immigrati vede sempre e soltanto profughi, poveracci, schiavi, badanti e delinquenti, nella migliore delle ipotesi bassa manovalanza». Laddove, al contrario, «sono ormai e sempre più saranno imprenditori, medici, poliziotti, insegnanti, avvocati e quant’altro». E, sostiene Storni contro l’opinione corrente, «più una risorsa che un costo, se è vero che nel 2014 il gettito fiscale e contributivo riconducibile alla presenza straniera in Italia ha raggiunto i 16,5 miliardi di euro, a fronte dei 12,6 spesi dallo Stato per assicurare agli immigrati scuola, sanità e centri di accoglienza, inclusi i costi dei salvataggi in mare».

Sfilano così, nella sua galleria di ritratti esemplari, Francesco, nordafricano, nome fittizio perché lui lavora all’antidroga, manco a dirlo in genere sotto copertura, e pure i suoi colleghi lo scambiano per un immigrato clandestino, chi l’aveva mai visto un poliziotto con la pelle nera? Liliam, nata nell’80 e cresciuta nella favela brasiliana di Cabanga, abusata da bambina, poi la fuga, la fame, l’accattonaggio, a 14 anni il miraggio di un lavoro in Europa e finisce a Dusseldorf, schiava e prostituta fino all’arresto dei suoi aguzzini: oggi è una delle più stimate pasticcere di Torino, premio MoneyGram come migliore imprenditrice straniera dell’anno. Ancora, si raccontano nuovi ricchi come Otto Bitjoka il finanziere (ma lui era di famiglia possidente già in Camerun), nuovi apostoli come Ghesce il monaco buddhista di Pomaia, personaggi pubblici come Idris della tv e Thuram il calciatore.

Restano ovviamente inevasi, in questa visione assai ottimista del nostro futuro prossimo come di una «società multiculturale comunque inevitabile e con ogni probabilità migliore dell’attuale», tutti quei problemi e inciampi e disastri che le cronache ci restituiscono ogni giorno: le migrazioni indiscriminate e quasi impossibili da gestire in emergenza continua, la renitenza dell’Europa a condividerne l’impatto, la dilagante radicalizzazione di parte dell’immigrazione islamica specie nella seconda generazione, i rischi che ciò comporta anche soltanto per ragioni numeriche e percentuali, come insegnano Francia, Belgio, Germania, Svezia. Ma è giusto così. Non è e non vuole essere, quello di Storni, un saggio di sociologia spicciola. Solo, ed è questo il suo merito, un riflettore acceso sulle opportunità e le occasioni che anche per il nostro paese si aprono proprio nel mezzo delle epocali mutazioni e convulsioni in atto.






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