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Le persone e la dignità di Riccardo Noury e Monica Ricci Sargentini Somalia, donne stuprate dai caschi verdi L’accusa di Human Rights Watch

L’accusa è di quelle pesantissime: i caschi verdi dell’Unione Africana (Ua) impegnati in Somalia avrebbero abusato e stuprato le donne che arrivavano nelle loro basi a Mogadiscio per chiedere cibo o medicine per i loro bimbi malati. In un rapporto di 71 pagine, pubblicato lunedì 8 settembre, Human Rights Watch documenta con una serie di testimonianze come i soldati della missione Amisom abbiano usato le tattiche più disparate per soddisfare i loro istinti.

“I soldati dell’Ua – si legge nel rapporto – si sono serviti di intermediari somali per costringere le donne e le ragazze più vulnerabili ad avere rapporti sessuali in cambio di aiuti umanitari.  In più hanno stuprato e molestato chi  si è recato alla base dell’Amisom per cercare acqua o medicinali”.

Il rapporto cita i racconti di 21 tra donne e ragazze supportato da altri 30 testimoni. La più giovane, una dodicenne, ha raccontato di esser stata stuprata da un soldato ugandese. Un’altra Qamar R., 15 anni, ha detto di essere andata alla base dove staziona il contingente del burundi per cercare dei farmaci. Un interprete somalo le ha detto di seguire due soldati. Risultato: uno l’ha stuprata e l’altro le ha dato dieci euro. I fatti di cui si racconta nel rapporto sono avvenuti nel 2013. Kassa D., 19 anni, non aveva i soldi per mangiare e si è presentata alla base ugandese dell’Amisom dove l’immancabile interprete somalo le ha detto di chiedere a un soldato che l’ha stuprata e le ha dato dieci euro. “Volevo fuggire – ha raccontato – ma avevo fame”. I rapporti sessuali si sono poi susseguiti per sei mesi.

Secondo HRW “lo sfruttamento sessuale” è un fenomeno diffuso nelle basi dell’Amisom di Mogadiscio. La maggior parte delle vittime non ha mai denunciato i fatti per paura.

“I Paesi che contribuiscono con le truppe, l’Unione Africana e Les pays contributeurs de troupes, l’Union africaine (UA) e i finanziatori dell’Amisom dovrebbero occuparsi urgentemente di questi abusi e rafforzare le procedure nelel basi in Somalia in modo che sia fatta giustizia” ha affermato l’Ong.

L’Amisom ha assicurato che “indagherà in modo serio sulle accuse” promettendo un’inchiesta e delle misure che ribadiscano “la politica di tolleranza zero nei confronti di questo genere di comportamenti”. Il portavoce della missione , Eloi Yao, ha però fatto notare che il rapporto è ingiusto perché si basa “su un piccolo campione ma viene utilizzato per condannare in blocco tutti i 22mila soldati dispiegati nel Paese”.

L’Amisom, in Somalia dal 2007 per aiutare le autorità di Mogadiscio a combattere gli integralisti islamici, è finanziata dall’Onu, dall’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito. Lunedì 8 settembre i caschi verdi hanno subito un duplice attentato a nord di Mogadiscio in cui hanno perso la vita almeno 12 civili. Si tratta del primo importante attacco dagli shabab da quando il gruppo ha promesso di vendicare l’uccisione del suo leader, la scorsa settimana.

fonte: http://lepersoneeladignita.corriere.it/2014/09/09/somalia-donne-stuprate-dai-caschi-verdi-laccusa-di-human-rights-watch/






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