Main Menu

Immigrazione, le paure dei cittadini stanno cambiando la politica

Cameron sta pensando di introdurre una quota fissa di ingressi. La Francia: nel nostro paese non c’è più spazio per gli extra-europei
  

21/10/2014

David Cameron pensa a quote di ingresso nel Regno Unito anche per i cittadini dell’Unione europea: centomila lavoratori non qualificati all’anno, non di più. Sarebbe lo strappo vero da Bruxelles che non fece nemmeno Margaret Thatcher: la libera circolazione di merci e uomini è una delle regole fondative dell’Unione. Manuel Valls, dopo aver guadagnato il rango di politico più popolare di Francia per la durezza usata nei confronti dei Rom da ministro dell’Interno, ha già detto che nel suo Paese – un tempo «dolce» e «terre d’accueil» per perseguitati e diseredati di tutto il mondo – non c’è più spazio per gli extraeuropei: «La nostra società non capirebbe e non lo giustificano il mercato del lavoro né la demografia».

 

Angela Merkel non prevedeva di doversi confrontare con due nemici imprevisti: terrorismo e Ebola. Dal melting pot delle sue periferie, centinaia, forse migliaia, di giovani musulmani e curdi sono partiti per andare a combattere in Siria e Iraq. Alcuni sono tornati e costituiscono un’incognita vivente. E intanto il primo morto di Ebola in Germania (a Lipsia, un sudanese funzionario Onu) ha innescato reazioni irrazionali: la maggioranza dei tedeschi chiede che nuovi eventuali contagiati vengano tenuti fuori dal paese.

Le paure quotidiane di milioni di cittadini europei sono diventate lo spauracchio politico per i leader della vecchia Europa. Incalzati dai nuovi capipopolo che chiamiamo «populisti» come per esorcizzarli, i capi di governo dei partiti tradizionali reagiscono in ordine sparso. Se l’euro è la misura contabile di tenuta dell’Unione europea, l’immigrazione ne è la misura umana, oggi più importante dell’altra, perché la contiene e la condiziona al punto da poter dire che è oggi la grande questione dell’Europa.

 

Sono paure legittime e comprensibili perché vere. Se il partito di Marine Le Pen è ora il primo di Francia e lei può ambire all’Eliseo non è tanto merito del suo semplicistico e surreale programma di chiudere le frontiere e uscire dall’euro. Ma piuttosto del fatto che gli altri non hanno saputo offrire una politica di prospettive e soluzioni per quelle paure piccole e quotidiane. Quando nel 2002 Jean-Marie Le Pen arrivò al ballottaggio nelle elezioni presidenziali umiliando il premier socialista Lionel Jospin, per mesi si discusse sull’influenza che poteva aver avuto sul voto un servizio del telegiornale delle 20 trasmesso la sera prima su due anziani rapinati e malmenati da una banda di immigrati. Ora Marine ha ripulito il suo discorso dalle allusioni che il padre non faceva mai mancare all’indirizzo dei «negri», ha persin manifestato solidarietà con musulmani di Francia che temono di essere accomunati ai tagliagole dell’Is. Ma il fondo del suo programma non cambia: restituire la Francia ai francesi.

 

In Germania l’AfD (Alternative für Deutschland) ha invece seguito un percorso opposto rispetto al Front National. Fondato come partito anti-euro da un gruppo di economisti dell’università di Amburgo e raccolti risultati incoraggianti alle prime apparizioni elettorali, è ora diventato un partito generalista approdando dunque anche alla questione immigrazione affrontata col medesimo piglio dei partiti euroscettici. Il successo ottenuto recentemente nelle elezioni locali di Sassonia, Turingia e Brandeburgo stanno molto preoccupando Angela Merkel, anche perché l’imprevisto rallentamento dell’economia ha innescato una febbre inedita dentro il suo partito – la Cdu – con frange che rincorrono le posizioni dell’AfD. E anche il discorso interno della cancelliera, sempre prudente nei confronti dell’est per non urtare i polacchi di cui è grande sponsor, si è notevolmente indurito.

 

A Londra David Cameron deve poter rispondere a Nigel Farage leader dell’Ukip (United Kingdom Independence Party) che ha sfondato alle europee e che i sondaggi danno ora come potenziale primo partito. Alleato di Beppe Grillo al parlamento europeo, anche Farage è partito dal no agli stranieri per arrivare ad una proposta politica generale che, detta in sintesi è: via dall’Unione europea. lo stesso Grillo ieri è interventuo con durezza: “La guerra di Is sta producendo flussi immigratori insostenibili, ebola sta per arrivare in Italia: fuori tutti i clandestini”. L’altro storico polo euroscettico italiano – la Lega, alleata in Europa con Marine Le Pen – si sta invece trasformando da partito del nord in partito nazionale. Salvini è uscito dal ridotto bossiano della battaglia contro Roma e meridionali e capito che la battaglia sull’immigrazione è questione generale.

 

Il monopolio del cuore, dei sentimenti, della condivisione di paure spesso irrazionali ma non infondate non può essere lasciato ai partiti «euroscettici», il suffisso «euro» deve essere una bandiera positiva, non l’istintiva trascrizione del concetto di lontano e nemico. Analizzando l’incredibile successo del libro di Eric Zemmour in Francia (un mattone di 550 pagine con tutti i luoghi comuni del Front e persino una rivalutazione del governo di collaborazione con i nazisti durante la seconda guerra mondiale) Le Monde attribuiva parte della colpa al linguaggio dei politici al governo: vuoto e tecnocratico. Si può ridurre l’ideale europeo a un’infinita disputa sul 3 per cento di deficit?

 

I leader e i partiti democratici devono trovare soluzioni riconoscibili, altrimenti le difficoltà quotidiane dei cittadini europei a confrontarsi con l’immigrazione travolgeranno non solo l’euro, ma l’idea stessa di Europa. Douglas Carswell, il primo deputato dell’Ukip eletto nei giorni scorsi al parlamento inglese, ha raccontato nel suo blog sul Telegraph perché ha abbandonato il partito conservatore per abbracciare Farage: «Alle 5 del pomeriggio, nella tea room dei Comuni, i deputati non facevano altro che talk about talk». Chiacchiere su chiacchiere. Ecco, quell’ora lì, è finita.

fonte: http://www.lastampa.it/2014/10/21/esteri/europa/immigrazione-le-paure-dei-cittadini-stanno-cambiando-la-politica-F7vIjpFfUGA6Kh4OqlLk8M/pagina.html

@cesmartinetti






Comments are Closed